venerdì 1 aprile 2011

Killer jeans

 Appeal  to end sandblasting in denim production wordlwide


                                   
Sandblasting is applied to bleach certain parts of the jeans and 
give them a worn or torn look
Sandblasting is applied to bleach certain parts of the jeans and give them a worn or torn look
The Clean Clothes Campaign has launched an appeal on jeans producers to stop sandblasting their products. Sandblasting can cause an acute form of the deadly lung disease silicosis. The practise puts the lives of thousands of sandblasting operators at serious risk. It's often performed in small workshops in the informal sector in jeans-producing countries like Bangladesh, Egypt, China, Turkey, Brazil and Mexico. Almost all of the jeans sold in Europe are produced in these countries. In Turkey alone, 46 documented cases of sandblasters contracting silicosis and dying have been registered. This is likely to be only the tip of the iceberg.

In other countries, there are no statistics available, but the numbers of casualties and potential future victims are estimated to be very high. The Clean Clothes Campaign (CCC), working together with the Solidarity Committee of Sandblasting Labourers in Turkey, demands from jeans producers that they guarantee that sandblasting is not part of their supply chains. A number of fashion companies and retailers have already banned the sale of such jeans, or publicly announced that the would phase it out over the next months. Amongst them are Levi-Strauss & Co. and Hennes & Mauritz (H&M).

The CCC also calls on the governments of jeans-producing countries to outlaw denim sandblasting, ensure that occupational health and safety rules are enforced, and provide disability pensions to sandblasters who contracted silicosis. Consumers in the importing countries can also contribute by assuring themselves that the jeans they buy have not been treated with the deadly process. From January onwards, the CCC will start a consumer action whereby all owners of a pair of jeans can send messages to jeans companies that refuse to ban sandblasting.
Advertisement by the Solidarity Committee for Sandblasting 
Labourers in Turkey
Advertisement by the Solidarity Committee for Sandblasting Labourers in Turkey















sandblasting
sandblasting
                                                                          

                                                                                                    



Al via la campagna contro i jeans sabbiati: “La tecnica di scolorimento uccide i lavoratori”


Per essere veramente bello un jeans deve essere un po’ usurato. I dettami della moda ormai da alcuni impongono pantaloni che sembrano già usati in origine. Per questo molte case di moda utilizzano un trattamento detto “sandblasting”, sabbiatura, per scolorire i loro jeans. Una tecnica, però, molto pericolosa, per i lavoratori  che contraggono in soli 6-24 mesi una forma acuta di silicosi, spesso letale. Migliaia fra attivisti, medici, sindacalisti e organizzazioni per i diritti umani chiedono di porre fine a  questa tecnica. I produttori di denim hanno volontariamente ignorato i continui appelli di sindacati, organizzazioni per i diritti dei lavoratori e associazioni mediche. Infine i consumatori critici potranno trasformarsi in veri e propri attivisti scaricando dal sito una “tasca virale” da ritagliare e infilare nei jeans sabbiati in vendita nei negozi alla moda.  La Clean Clothes Campaign,  “chiede ai produttori che ancora vendono jeans sabbiati di eliminare tale tecnica dai loro stabilimenti con effetto immediato e invita i consumatori a prendere parte attivamente alla campagna comunicando alle imprese di abbigliamento la loro indisponibilità a comprare jeans assassini”. Tra gli aspetti più critici secondo gli attivisti il fatto che i pantaloni vengano lavorati in paesi in cui mancano le basilari condizioni di igiene e sicurezza sul lavoro (Bangladesh, Cina, Messico, Pakistan e Egitto) rendendo impossibile per i produttori garantire le procedure di sicurezza.
La silicosi è una malattia professionale che si contrae in seguito all’esposizione alla polvere di silice. La patologia è stata diagnosticata in associazione con la sabbiatura del denim per la prima volta in Turchia nel 2005. Un medico ha osservato che i lavoratori di sesso maschile per lo più giovani che avevano lavorato nelle fabbriche di jeans, contraevano la malattia che in precedenza, era stata associata con il lavoro nelle miniere e nei cantieri edili, nonché con la fabbricazione di vetro e cerami. In Turchia, dove la tecnica è stata proibita nel 2009.
Alcune imprese come Levi-Strauss e Hennes & Mauritz (H&M) hanno annunciato che cesseranno la vendita di jeans sabbiati, “segno che un cambiamento di rotta è possibile- sostengono le associazioni. Anche Gucci ha fornito una strategia chiara per abolire il sandblasting dai suoi stabilimenti. Mancano all’appello le altre imprese italiane contattate da Abiti Puliti che non hanno ancora espresso una posizione chiara e pubblica in tal senso come Dolce&Gabbana, Armani, Diesel, Replay e Cavalli”. 


                                                                        

                                                                                     

lunedì 28 marzo 2011

DAL BLOG " PENSATOIO " DI SELVAGGIA LUCARELLI

La moda, l'arancio e il Maligno


 

28.03.11

E niente. Ce l’hanno fatta anche ‘sta volta.
Io li detesto, gli stilisti. Detesto le mode. Le tendenze. Tu arrivi a trentasei anni suonati con le tue certezze incrollabili (carboni ardenti o ballerine? Carboni ardenti. I pantaloni col cavallo basso? Piuttosto impalamento lento e doloroso su una stampella Zara. Che ne pensi del raso? Che va bene per Barbie Rapunzel, per le bomboniere assieme al macramè e per la Panicucci).
Insomma. Te ne stai lì, serena, alla vigilia di cambiamenti climatici apparentemente trascurabili quali l’avvento della stagione primavera /estate e senza nemmeno avere il tempo di accorgertene Lei, l’infame, belzebù, il Maligno, la TENDENZA, comincia a lavorarti ai fianchi. E non c’è scampo. Se è deciso che nella stagione autunno/inverno 2012 ci dovrà piacere la stola di criceto fucsia, noi non solo ce la faremo piacere ma la indosseremo anche con sommo diletto. Se è deciso che il pezzo forte della primavera/estate 2014 è il mantello di Batman portato sul trikini zebrato e il calzino antiscivolo De Fonseca, noi, dopo dieci minuti scarsi di scetticismo iniziale, passeggeremo per Formentera agghindate così. Di fronte al martellamento psicologico di Circe, del Maligno, della TENDENZA, i nostri dogmi stilistici si sgretolano come l’ormone di fronte a Lucio Dalla in burlesque con copri capezzoli Swarovsky.
Beh signori, quest’anno la Tendenza s’è superata. E’ riuscita in un’impresa impossibile: ce l’ha fatta anche con l’arancione. E non solo. Ha sdoganato una serie di colori fino a ieri inammissibili anche su un carro allegorico al Carnevale di Rio de Janeiro. Per non parlare della legittimazione irresponsabile di fantasie e modelli che fanno ufficialmente e insindacabilmente della primavera/estate 2011 il peggior momento storico per la moda femminile dopo l’avvento del pinocchietto elasticizzato, delle Birkenstock argento e dell’intimo Seduzioni Diamonds di Valeria Marini.
Ma andiamo con ordine e analizziamoli uno ad uno, gli irrinunciabili obbrobri della Tendenza primavera/estate 2011:
i colori, appunto. Dunque. Se siete donne da colori sfumati e tinte pastello, se amate il beige e il panna, il mio consiglio è quello di recarvi nel supermercato di zona al calar del sole avvolte in una burqa, fare provviste di cibo, acque e generi di prima necessità e di blindarvi in casa fino a settembre in attesa di tempi migliori. Perché quest’anno i colori non sono colori, NO. Sono destri di Apollo Creed in piena faccia. La cara vecchia scala cromatica, ora lo sappiamo, era a soffietto. Lei, la Tendenza, l’ha richiusa in un attimo per aprirci la nuova, maestosa, pirotecnica rosa di proposte cromatiche che prevede la supremazia assoluta dell’Arancio. E parliamone, di ‘st’arancio. Diciamolo che c’ha sempre fatto schifo, a tutte, indistintamente, l’arancio. Che se fino al venti marzo c’avessero detto “L’arancio o Barabba?” avremmo gridato in coro “Barabba!”. Che se fino al venti marzo giravi vestita arancio in Montenapoleone ti chiedevano di riasfaltare il marciapiede e ora passi pure per una donna assai stilosa. E sopportiamo le peggiori umiliazioni, in nome dell’arancio. Entriamo nei negozi e se ci azzardiamo a chiedere qualcosa di arancione, la commessa ci guarda come fossimo una pantegana da sei etti che riemerge grondante melma dalla cloaca massima, e ci specifica col sopracciglio alzato: “Di arancione non c’è nulla, ma abbiamo parecchie cose sulla tonalità mandarino.”. L’arancione quest’anno si chiama mandarino, segnatevelo. Lei, il Maligno, la Tendenza, ha deciso che la promozione ad agrume di Sicilia nobilita, per cui non vi azzardate a cercare varianti creative, ad entrare in una boutique e chiedere una camicetta color “patonza della Brambilla” o “tinta di Michele Mirabella” perché passereste per eversive o pezzenti e non è raccomandabile, soprattutto a Milano, dove la pena prevista per gli svarioni stilistici è particolarmente crudele. Si passa dall’obbligo di scrivere un editoriale credibile di sessanta righe in cui si spiega in maniera convincente il perché Lapo Elkann sia "the best dressed man" nonostante sembri il gatto Garfield in doppiopetto, all’obbligo,nei casi più gravi, di trascorrere un giorno di shooting con la simpaticissima fashion blogger Chiara Ferragni. Roba che è meglio la miniera siberiana (non la possono mandare a presidiare la fusione del nocciolo in Giappone, la Ferragni?).

E archiviata la questione arancione, non è che con gli altri colori della stagione vada tanto meglio. Altro must assoluto è il fucsia. Ovvero: altro colore che ha sempre fatto schifo a tutte. Unanimemente. Una delle rare cose su cui le donne si trovano insolitamente d’accordo, a parte l’assoluta magnificenza di Johnny Depp e la clamorosa intrombabilità della moglie. E le gambe a X della Marcuzzi, come dimenticare. E non è che il fucsia e l’arancione facciano tendenza, separatamente. A targhe alterne. No, no. Abbinali e sarai stilosissima. Gli ultimi ad averli accostati, il fucsia e l’arancio, sono stati i Righeira nel video di “No tengo dinero” ma fingiamo di dimenticarlo. E mescoliamoli anche con gli altri colori, perché no. Tutti rigorosamente fluo, mica pastello, eh. Il giallo (limone), il verde (prato, ma di Fukushima), il turchese (modello “volevo suicidarmi col viagra”) e ancora il ciliegio, il petrolio e tutte le tonalità più minchione che possano venirvi in mente che stanno all'eleganza come la compilation di Striscia la notizia sta alla musica, ma tant’è.
Poi c’è il capitolo “fantasie”. Siccome lei, il Maligno, la Tendenza, temeva che in fucsia e arancione non fossimo già sufficientemente ridicole e sgraziate, ha deciso che ci devono piacere anche le righe orizzontali. E i pois. Una roba che perfino Kate Moss, se si mette un pantalone fucsia su una maglia a righe orizzontali verdi e commette l’incauto atto di guardarsi allo specchio, esce dal tunnel delle droghe pesanti e entra dritta in quello della dipendenza da Somatoline notte.
E infine, ciliegina sulla torta, tripudio di giacche informi, senza linea, lunghe e con le maniche da risvoltare, come a dire: “Pezzo di cretina, ti sei messa ‘st’accozzaglia di colori, ora almeno abbi la decenza di occultare codeste nefandezze cromatiche indossando la giacca di Sbirulino.”. Ovviamente, sugli scaffali, è un pullulare, anche, di shorts. Perché lei, il Maligno, la tendenza, ci vuole catarifrangenti per attirare l’attenzione sulla cellulite che tracima dal pantaloncino inguinale. E ci vuole con le scarpe a punta. Con le maglie oversize. Con l’animalier. Con le pochette di plastica lucida.
Ci vuole, sostanzialmente, cesse. E se tu glielo fai notare, alla commessa, allo stylist, al giornalista di moda, che lei, il Maligno, non è che ci valorizzi un granchè in questa stagione, ti rispondono che dipende dalla personalità di chi l’indossa. Che è una di quelle risposte pregne tipo: “Ma tu con tuo marito non ci trombi più?”. “No vabbè ma sai, dopo tanti anni subentrano altre cose”. Ma subentra cosa? La filatelia? Il rubamazzo? L'arancio?
Personalissima previsione per settembre: gran bustoni di vestiti fluo alla Caritas. E il prossimo inverno il clochard più discreto sembrerà Cristiano Malgioglio nel video di “Sbucciami”.


Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore

mercoledì 23 marzo 2011

GAETANO PERRONE's SHOES

L'estetica di questo marchio  trae ispirazione dal Sud , area di provenienza di G. L'amore per i colori,il gusto della ricchezza dei materiali e delle rifiniture , la ricerca di nuove proporzioni, l'insieme di tutto ciò per creare oggetti ,disegnati per una donna che desidera essere femminile e protagonista
G.ha iniziato il suo percorso con Antonio Berardi , che lo ha introdotto nel mondo della calzatura.
Ha poi collaborato con  Salvatore Ferragamo, dove ha maturato un'esperienza nel gestire la creazione di un'importante collezione ,portando una ventata di freschezza e modernità a dei prodotti molto classici. Ha dedicato gli ultimi dieci anni alle  scarpe e piccola pelletteria, collaborando con marchi come Sergio Rossi, Kenzo, Iceberg, Gianvito Rossi e Dior.
Ma la sfida più importante sono stati i tre anni da Alexander Mc Queen  a disegnare scarpe e accessori  , che fossero all'altezza della fama di Mc Queen.
L'esperienza acquisita negli anni e la conoscenza e attenzione ai dettagli , gli hanno permesso di disegnare la propria collezione con degli oggetti che possono essere visti come arte.



                                                                     

The aesthetic behind this brand draws inspiration from the land in the south native to G.
The love for colours, the taste for richness in texture and finishes, the search for new proportions , alla these features come toghether to create desiderable objects, disgned for a woman who wants to feel feminine and yet strong.
G. started experiencing with Antonio Berardi, and  leading the shoe department at Salvatore Ferragamo, he learned how to manage the creation of an important collection bringing some freshness and modernity into a classic product.
Dedicating the last ten years to shoes and leather goods, G. worked for many labels ,including Sergio Rossi, Kenzo, Iceberg, Gianvito Rossi, and Christian Dior.
However ,his three years at Alexander Mc Queen setting up shoes and leather good collections worthy of the Mc Queen name , have been the most challenging and rewarding.
The experience aquired over the years and  the knowledge of attention to details, have enabld him to design a range of very special objects one could view as art.

                                                                              
A few days ago I was in Milan and  I   had the opportunity to visit  the temporary showroom at the Hotel Milan 
                                                                           
                                                                          


                                                                                     
                                                                            
jade nubuk peep toe
                                                                              

                                                                            
suede  ballerina
                                                                                   
                                                                                    


rose gold soft calf platform sandal with matt gold sequin embroidery

nubuk court shoe
                                                                                   
black soft calf and star lace
                                                                                
I wish to thanks for her kindnessMrs Emanuela Galperti  Marketing and Sales 
These shoes are designed and crafted in Bologna

martedì 15 marzo 2011

IT WAS GEZELLIG!

The dutch word "gezellig "cannot be translated in any other language  and is used in variuos way. It means something like cosy, friendly or nice ,but it can also refer to time spent with loved ones or being very sociable.Things that can be "gezelling"are hanging out with friends, a bruin cafè, biking across the channels, a lovely and nicely decorated room in the house . I had all this ! my time in Amstredam was really "gezelling"!

 
La parola olandese "gezelling"non puo' essere tradotta in nessuna lingua , ed ha molti significati.Assomiglia al nostro carino, amichevole , o bello, ma può anche essere usato per il piacevole tempo passato con amici, o con persone a noi molto care.
Ma può anche essere "gezelling" bighellonare con le amiche, un  bel bar, bere un caffè  con i vicini, ed anche una stanza bella , ben arredata in casa.Io ho avuto tutto questo! i miei giorni ad Amsterdam  sono stati davvero "gezelling"

Spring  mood
                                       
 restaurant  d'vijff vliegen  (le 5 mosche)
                                                

my seat
Dutch  beauties   getting ready for party
tulips

clogs
the frozen fountain design - prinsengracht
vintage
ilv boutique  at prinsengracht 201
ilv  boutique
H&M
H&M  Amsterdam
very kind and lovely fashion journalist  I met at Bijenkorf ( I forgot her name)
Dutch designer
Laura Dols vintage shop  in de 9 straatjes
Laura Dols
vintage
Saturday morning
 
Noorderkerk market
www.Anne van Dijk nl
Anne Van Dijk
new kind of shop on Kalverstraat: the first toilet shop, a lavatory where one can also buy all sorts of products to use in the lavatory.
                                                          

mercoledì 9 marzo 2011

V.I.B or Very Important Blogger

I've realized that a V.I.B. has to travel a lot.....let's catch  the plane!
destination? Amsterdam


Ho notato che una V.I.B. deve viaggiare molto.....prendiamo un aereo!    destinazione ?   Amsterdam

KLM


luggage

                                                     
tulips
                                                         
 
Dutch "paparazzi" waiting for me
                                                    

Amsterdam   Singel
                                                         
a presto        coming soon                 the white cabbage